IN UN PAESE STRANIERO — DA SOLA CONTRO IL SISTEMA

Una giovane donna è arrivata in Argentina per partorire e iniziare una nuova vita. Sognava sicurezza e tranquillità. Ma invece di trovare protezione, si è ritrovata completamente sola:
«Mi hanno portato via il telefono. Non potevo mettermi in contatto con la mia famiglia. Ero sola, in un paese straniero, senza conoscere la lingua, senza alcun aiuto…»
Le facevano sempre le stesse domande. Le ripetevano: «Sei una vittima.»
Ma vittima di chi? Di una persona che non aveva mai visto, con cui non aveva mai parlato?

OSPEDALE, RIFUGIO, PORTE CHIUSE

Dopo il parto, ha trascorso due settimane in ospedale e poi mesi in un rifugio.
• Non le era permesso uscire.
• Non poteva vedere un medico, nemmeno quando era malata.
• Mancavano cibo e prodotti per l'igiene.
• Il bambino era sempre tra le sue braccia e il suo corpo era dolorante per la stanchezza.
Piangeva ogni giorno, implorando: «Ridatemi la mia casa.»
Ogni giorno le promettevano: «Domani, tra una settimana, presto…»
Ma passarono due mesi e mezzo prima che la lasciassero andare.

Video-dichiarazione della «vittima» nel caso di Konstantin Rudnev

https://www.youtube.com/watch?v=8MGF14BxsbA


UN CASO INVENTO

Una volta tornata a casa, la prima cosa che ha dichiarato è stata:
«Non sono una vittima.»
E la sua storia ha rivelato qualcosa di ancora più grave.
L'apparato statale ha sfruttato il suo caso per montare un processo contro una persona innocente.
Il nome di quella persona è Konstantin Rudnev.
Procuratori e funzionari hanno visto in quel «grande caso» un'occasione per fare carriera e guadagnarsi la fama.
Le prove sono state inventate. I fatti, manipolati. La stampa e la televisione in Russia avevano già creato il mito di un mostro — e quel mito è stato riutilizzato.

LA VERA VITTIMA È IL SISTEMA

Questa storia non racconta solo della sofferenza di una giovane madre.
È la storia di come il sistema distrugga delle vite.
Di come un innocente sia finito in prigione a causa dell’ambizione altrui.
«Non l’ho mai visto. Non l’ho mai conosciuto. Ma mi dicevano: tu sei la sua vittima…» — le sue parole risuonano come una condanna dell’intero sistema.

UN APPELLO ALLA GIUSTIZIA

Oggi non possiamo restare in silenzio.
Non possiamo permettere che le menzogne e le calunnie continuino a distruggere vite.
Konstantin Rudnev è in carcere non perché sia colpevole, ma perché era conveniente.
Dobbiamo esigere il suo rilascio.
Dobbiamo ristabilire la giustizia.
Konstantin Rudnev è innocente. Deve essere rilasciato al più presto.